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Provincia Autonoma di Trento - Agenzia provinciale per la protezione dell'ambiente

 
 
 

Biossido di zolfo (SO2)

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1. Cos’è?

Il biossido di zolfo (SO2) è un gas incolore, dall'odore pungente e irritante. In atmosfera la presenza di biossido di zolfo è accompagnata da quella del triossido di zolfo (SO3); infatti il biossido (SO2) può essere trasformato in triossido (SO3) mediante processi indotti dall'irraggiamento solare. In atmosfera la presenza di SO3 come tale è a sua volta condizionata dalla concentrazione di vapore acqueo; in combinazione con questo essa forma infatti facilmente acido solforico (H2SO4).

2. Sorgenti

Le principali emissioni di biossido di zolfo derivano dai processi di combustione che utilizzano combustibili di tipo fossile (gasolio, olio combustibile, carbone), in cui lo zolfo è presente come impurità.
Le fonti di emissione principali sono dunque gli impianti fissi di combustione (produzione di energia, riscaldamento, …) ed alcuni particolari processi industriali (settore metallurgico). A conferma di ciò, si riscontra che la concentrazione in atmosfera di biossido di zolfo presenta una variazione stagionale molto evidente, con i valori massimi nella stagione invernale, laddove sono in funzione gli impianti di riscaldamento domestici.
Una percentuale minore di biossido di zolfo nell’aria (6 – 7%) proviene dal traffico veicolare, in particolare dai veicoli con motore diesel.
Infine non è indifferente la quota prodotta dalle fonti naturali (vulcani), anche se la distribuzione uniforme e l'alta quota cui ha luogo l'emissione fanno sì che questo contributo non abbia effetti rilevanti. IL biossido di zolfo è inoltre presente in natura come prodotto dell’ossidazione dello zolfo.


3. Dove si trova?

Il tempo di persistenza del biossido di zolfo nell’ambiente è di circa 4 giorni. In particolari condizioni meteorologiche e in presenza di concentrazioni elevate, tale sostanza può diffondersi nell’atmosfera ed interessare territori situati anche a grande distanza dalla sorgente inquinante.


5. Effetti sulla salute e sull’ambiente

Per quanto riguarda gli effetti sul metabolismo umano, il biossido di zolfo è considerato nella letteratura internazionale il più pericoloso degli inquinanti atmosferici, a causa dell’ipersensibilità ad esso mostrata da alcune fasce di popolazione, come gli anziani o le persone soggette a malattie croniche dell'apparato respiratorio - cardiovascolare.
Il biossido di zolfo già a basse concentrazioni è una sostanza irritante per gli occhi, per la gola e per il tratto superiore delle vie respiratorie; a concentrazioni elevate può dar luogo a irritazioni delle mucose nasali, bronchiti e malattie polmonari; l’esposizione prolungata a concentrazioni di alcuni mg/m3 di SO2 possono comportare incremento di faringiti, affaticamento e disturbi a carico dell’apparato sensorio. Dall'apparato respiratorio entra quindi nel sangue per venire poi eliminato attraverso l'urina.
I suoi effetti risultano amplificati in presenza di nebbia, in quanto esso è facilmente solubile nelle piccole gocce d’acqua. Le gocce più piccole possono arrivare fino in profondità nell’apparato polmonare causando bronco-costrizione, irritazione bronchiale e bronchite acuta.
E’ inoltre accertato un effetto irritante sinergico in caso di esposizione combinata con il particolato, dovuto probabilmente alla capacità di quest’ultimo di veicolare il biossido di zolfo nelle zone respiratorie del polmone profondo.
Inoltre il biossido di zolfo presente in atmosfera è il principale responsabile delle cosiddette “piogge acide”, in quanto, attraverso reazioni con l’ossigeno e le molecole d’acqua, tende a trasformarsi in anidride solforica e, in presenza di umidità, in acido solforico. Le precipitazioni piovose con una componente acida significativa sono responsabili di danni alla vegetazione, con la presenza di zone necrotiche sulla foglie che, successivamente, scoloriscono e seccano; tali precipitazioni provocano anche l’acidificazione dei corpi idrici, in particolare quelli a debole ricambio, con conseguente compromissione della vita acquatica.
Un ultima conseguenza negativa dell'inquinamento da ossidi di zolfo è data dall'effetto corrosivo dell'acido solforico su alcuni materiali, come i metalli (su cui agisce anche a basse concentrazioni) e le sostanze contenenti carbonati che vengono convertiti a solfati, creando danni anche al patrimonio monumentale delle città.


5. Limiti normativi

Per il biossido di zolfo (SO2) il riferimento normativo è il Decreto Ministeriale del 2 aprile 2002, n. 60.
I valori limite, ovvero le concentrazioni massime in atmosfera per evitare, prevenire o ridurre gli effetti dannosi sulla salute umana e sull'ambiente, validi in tutti i paesi dell’U.E. e quindi anche in Italia, sono riepilogati nella sottostante tabella:


Valore limite
Periodo di mediazione Valore limite In vigore dal
Per la protezione della salute umana 1 ora 350 µg/m3 da non superare più di 24 volte all'anno 01/01/2005
Per la protezione della salute umana 24 ore 125 µg/m3 da non superare più di 3 volte all'anno 01/01/2005
Per la protezione degli ecosistemi Anno civile
Inverno
(1 ottobre – 31 marzo)
20 µg/m3 19/07/2001

Per il biossido di zolfo è stata stabilita anche una soglia di allarme, ovvero la concentrazione atmosferica oltre la quale vi è un rischio per la salute umana in caso di esposizione di breve durata e raggiunto il quale si deve immediatamente intervenire. Tale valore è pari a 500 µg/m3, misurati su tre ore consecutive in un sito rappresentativo della qualità dell'aria su un’area di almeno 100 km2.




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